

La crisi demografica italiana sprofonda verso un nuovo minimo storico, come certificato dallo studio dell’Istat, dal quale emerge, secondo l’analisi del centro studi di Assoesercenti, nel 2025 un calo delle nascite scese a sole 355.772 unità (-3,8% rispetto al 2024, pari a circa 14mila neonati in meno), che porta la contrazione complessiva a un pesante -38,3% rispetto al picco del 2008 (oltre 220mila culle perse) e fissa il tasso di natalità ad appena sei nati ogni mille abitanti, con una tendenza al ribasso che prosegue anche nei primi dati provvisori di gennaio-luglio 2026 attestati a 196.864 nati (-1,1%). La stima della fecondità tocca il punto più basso di sempre scendendo a 1,14 figli per donna (1,13 nei primi sette mesi del 2026), lontanissima dalla soglia di sostituzione di 2,1 necessaria al ricambio generazionale, condizionata dall’allungarsi dei percorsi formativi, dalla precarietà occupazionale giovanile, dal caro-abitazioni e dal progressivo rinvio dell’età genitoriale, con l’età media al parto salita a 32,7 anni (32,0 anni al primo figlio) e una fecondità che per le donne laureate crolla ad appena 1,09 figli a un’età media di 34,9 anni. Il calo riguarda sia i nati da genitori italiani (275.330, -4,8% su base annua e -42,6% sul 2008) sia da genitori entrambi stranieri (49.002, -3,1%), mentre crescono solo i nati da coppie miste (31.440, +4,2%), con una dinamica che vede arretrare sia i primogeniti (174.842, -3,7%) sia i secondi figli (-4,8%), con picchi negativi particolarmente allarmanti nel Mezzogiorno (-5,3% per i primi figli e -5,5% per i secondi), in un contesto in cui la fecondità tocca il fondo in Sardegna (0,85) e vede resistere parzialmente solo Bolzano (1,54), Trento (1,24), Sicilia e Campania (1,22), mentre le nascite al di fuori del matrimonio salgono al 44,1% del totale (50,1% al Centro e 59,4% in Sardegna) e il doppio cognome sale al 7,3%. Su questo quadro interviene con forte preoccupazione il presidente di Assoesercenti Salvo Politino, il quale sottolinea con chiarezza che «questi dati certificano una vera e propria emergenza esistenziale per l’Italia, dove l’inverno demografico non rappresenta soltanto un dato statistico allarmante, ma costituisce una minaccia mortale per la tenuta del tessuto economico, commerciale e sociale dei nostri territori». Politino evidenzia come «un Paese che perde 14mila nati in un anno e vede il tasso di fecondità sprofondare a 1,14 sia un Paese destinato all’invecchiamento e alla desertificazione delle attività di prossimità: senza nuove famiglie e senza bambini si svuotano le scuole, si paralizzano i consumi interni nei negozi di vicinato e si spezza inesorabilmente la catena del ricambio generazionale nelle micro e piccole imprese del commercio, dell’artigianato e dei servizi, soprattutto al Sud dove il crollo dei primi figli è drammatico», concludendo con l’appello affinché «il Governo metta al centro dell’agenda economica una politica organica di sostegno alla genitorialità e all’occupazione giovanile stabile, potenziando i servizi di conciliazione lavoro-famiglia a partire dagli asili nido, introducendo mutui agevolati e sgravi fiscali per l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie, e attuando un taglio incisivo del cuneo contributivo per le neo-mamme e i giovani lavoratori, perché la ripresa economica e la sopravvivenza delle nostre comunità urbane dipendono prima di tutto dal ridare fiducia e certezze a chi vuole costruire una famiglia nel nostro Paese».