


Il Governo delinea le priorità per la prossima Legge di Bilancio: dal taglio dell’IRPEF alla cedolare per i negozi, fino alla flat tax per i giovani. Il nodo cruciale resta quello delle coperture per salvare le detassazioni in busta paga e sostenere l’abolizione del bollo auto.
Il cantiere della Legge di Bilancio 2027 si apre all’insegna di una sfida complessa: conciliare le nuove promesse di riforma fiscale con la necessità di non disperdere le agevolazioni già in vigore. Alla luce dei recenti aggiornamenti sullo stato dei conti pubblici, l’Esecutivo è chiamato a una rigorosa selezione delle priorità per far quadrare i bilanci, in un contesto in cui le risorse finanziarie andranno distribuite con estrema attenzione.
Il perimetro della riforma fiscale delineato per la prossima Manovra poggia su tre pilastri principali. In primo luogo, si punta a completare il taglio dell’IRPEF a favore del ceto medio, con l’intenzione di estendere lo scaglione agevolato al 33% per i redditi compresi tra i 50.000 e i 60.000 euro (un ulteriore passo avanti rispetto al precedente taglio dal 35% al 33%). Il secondo fronte riguarda il comparto immobiliare commerciale, con il ritorno di una cedolare secca al 21% pensata specificamente per tutelare i negozi di vicinato, le piccole botteghe e le attività di prossimità.
Infine, emerge la volontà di alleggerire la pressione fiscale sulle nuove generazioni per arginare la cosiddetta fuga dei cervelli: allo studio c’è una nuova “flat tax” dedicata ai giovani, strutturata in modo simile all’attuale detassazione sugli incrementi salariali, volta a incentivare i datori di lavoro ad alzare le retribuzioni. Sullo sfondo, resta in sospeso anche l’attesa detassazione delle tredicesime, un intervento più volte dibattuto che cerca ora una sua concretezza.
Il capitolo delle nuove riforme deve inevitabilmente fare i conti con l’eredità delle misure già varate. La priorità assoluta resta la tutela del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti, garantito attualmente da un pacchetto di agevolazioni in gran parte temporanee. Senza un rinnovo esplicito, a partire da gennaio molte buste paga rischierebbero di alleggerirsi: la sola proroga dell’imposta sostitutiva al 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali (per i redditi fino a 33.000 euro) richiederà uno stanziamento di circa un miliardo di euro.
L’orizzonte temporale del 2027 rappresenta inoltre l’ultimo anno di copertura per altre agevolazioni cruciali, tra cui i fringe benefit detassati (fino a 1.000 euro, o 2.000 euro in presenza di figli a carico), i premi di produttività agevolati all’1% (entro i 5.000 euro per redditi fino a 80.000 euro) e la flat tax al 15% su straordinari e maggiorazioni per lavoro festivo o notturno.
Ad appesantire ulteriormente il bilancio di partenza si è aggiunta di recente l’annunciata eliminazione del bollo auto. Questa manovra, concepita come strutturale ma al momento preventivata per il 2027 e limitata ai veicoli con potenza fino a 80 kW, comporta un costo stimato intorno ai 2,3 miliardi di euro.
Di fronte a un simile fabbisogno finanziario, e considerando che la Legge di Bilancio dovrà necessariamente finanziare anche settori vitali come sanità, istruzione, lavoro e pensioni, il Governo si troverà di fronte a un bivio obbligato. Le opzioni sul tavolo prevedono due strade: una decisa scrematura degli interventi proposti, oppure l’approvazione di un pacchetto normativo ricco di novità, ma caratterizzato da requisiti di accesso estremamente selettivi, al fine di ridurre chirurgicamente la platea dei beneficiari e contenere la spesa pubblica.