


La Banca Centrale Europea lancia l’infrastruttura Pontes per le transazioni interbancarie. Intanto, prosegue il negoziato europeo sulle regole per l’emissione pubblica, tra limiti di detenzione, commissioni e sperimentazioni in partenza nel 2027.
L’Europa preme l’acceleratore sulla sovranità monetaria. Mentre il calendario definitivo per l’introduzione dell’euro digitale è appeso all’esito del trilogo tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, la Banca Centrale Europea ha già compiuto un passo operativo fondamentale: l’attivazione della piattaforma Pontes. Si tratta di un’infrastruttura riservata esclusivamente agli scambi all’ingrosso tra istituti di credito, che non avrà impatti diretti su conti correnti, POS o transazioni quotidiane di famiglie e imprese.
La potenziale introduzione dell’euro digitale nei portafogli dei cittadini è fissata per il 2029, un traguardo raggiungibile solo se il regolamento comunitario verrà approvato entro la fine del 2026. L’iter ha visto la Commissione europea presentare la proposta a giugno 2023, seguita dall’approvazione della posizione negoziale del Consiglio a dicembre 2025. Il 9 luglio 2026, la plenaria del Parlamento europeo ha confermato il proprio mandato negoziale con una netta maggioranza, dando il via al trilogo il 13 luglio. Nel frattempo, sono stati selezionati i prestatori di servizi per la fase di test, che dovrebbe partire nella seconda metà del 2027 con una versione beta priva di corso legale. Qualsiasi ritardo nell’approvazione del regolamento farà inevitabilmente slittare le tappe successive.
Attiva dal 21 settembre 2026, Pontes è la soluzione dell’Eurosistema progettata per connettere le piattaforme a registro distribuito (DLT) ai servizi TARGET, permettendo di regolare in moneta di banca centrale le operazioni all’ingrosso su titoli tokenizzati. Il servizio verrà implementato gradualmente, fino alla piena operatività prevista per il 2028. L’accesso iniziale coinvolge tredici intermediari finanziari di rilievo (tra cui Deutsche Bank, Santander, Société Générale, Banca europea per gli investimenti e Bundesbank) e quattro operatori di piattaforme DLT come Clearstream. In questa fase inaugurale non figura alcun istituto italiano, sebbene otto gruppi nazionali siano inseriti nel progetto pilota per il mercato al dettaglio. Questa infrastruttura si affianca al più ampio progetto europeo per la finanza tokenizzata.
Il dibattito istituzionale in corso mira a conciliare due visioni che, pur concordando sulla gratuità dei servizi base per i cittadini, si scontrano su aspetti cruciali. Sulla determinazione del limite di detenzione, il Consiglio vorrebbe affidare il compito alla BCE (entro un tetto fissato dal Consiglio stesso), mentre il Parlamento propende per la Commissione europea su raccomandazione della BCE. Per le aziende, il Parlamento ipotizza un divieto di detenzione, imponendo il riversamento degli incassi sui conti bancari entro 24 ore; il Consiglio preferirebbe demandare la gestione dei limiti alla BCE, contemplando anche una soglia pari a zero. Sulle commissioni per gli esercenti, il Parlamento spinge per un tetto basato sui costi effettivi e sul principio di non onerosità rispetto ai pagamenti comparabili, mentre il Consiglio suggerisce un periodo transitorio di cinque anni parametrato agli strumenti esistenti.
La sperimentazione su strada dell’euro digitale coinvolgerà inizialmente una cerchia ristretta: a pagare saranno i dipendenti della BCE e delle banche centrali nazionali, effettuando transazioni presso una selezione di negozi online ed esercenti fisici (come bar e ristoranti). Poiché questa versione non avrà corso legale, i commercianti non avranno alcun obbligo di accettazione. Tra le numerose candidature ricevute, la BCE ha selezionato 36 prestatori di servizi di pagamento, includendo otto importanti realtà bancarie e finanziarie italiane. I normali correntisti, tuttavia, non potranno partecipare a questa fase e dovranno attendere l’adozione definitiva del regolamento.
Un elemento centrale dell’architettura dell’euro digitale sarà il limite massimo di fondi che ogni cittadino potrà detenere nel proprio portafoglio elettronico. Sebbene la cifra esatta non sia ancora stata definita (le stime preparatorie oscillavano tra i 3.000 e i 4.000 euro), la sua funzione è chiara: prevenire una fuga di massa della liquidità dai depositi delle banche commerciali, salvaguardando così la capacità degli istituti di erogare credito alle imprese. Per disincentivare l’accumulo, l’euro digitale non produrrà interessi e l’eventuale liquidità eccedente il limite stabilito verrà automaticamente e istantaneamente trasferita sul conto corrente tradizionale collegato.
A differenza della moneta detenuta nei normali conti bancari, l’euro digitale rappresenterà un’obbligazione diretta della BCE, azzerando di fatto il rischio di controparte. Da un punto di vista giuridico, godrà dello stesso corso legale del contante fisico. Uno degli obiettivi principali di questa innovazione è abbattere i costi di transazione per il tessuto produttivo. In questa direzione, l’Italia ha già avanzato formali richieste alle istituzioni europee per garantire commissioni ridotte sui micropagamenti a favore dei piccoli esercenti, trasformando così la moneta dematerializzata in un vero e proprio strumento di competitività per le PMI.