

L’economia italiana evidenzia una fase di marcata debolezza ciclica, come certificato dal report di ottobre 2026 della Banca d’Italia, nel quale emerge una crescita congiunturale del Prodotto Interno Lordo ferma ad appena lo 0,2% nel secondo trimestre del 2026, in rallentamento rispetto al +0,3% dei primi tre mesi dell’anno, dopo che l’intero 2025 si era attestato su un modesto incremento complessivo dello 0,6%. A delineare un quadro di diffusa asfissia concorre la tenuta precaria della domanda interna, con la spesa per consumi delle famiglie salita di un modesto 0,3% sul trimestre precedente e gli investimenti fissi lordi quasi al palo con una variazione di appena lo 0,2%, mentre per il complesso del 2026 le stime di Banca d’Italia, Commissione europea e FMI convergono su una crescita del PIL limitata allo 0,5%, destinata a scendere allo 0,4% nel 2027 secondo Palazzo Koch. A questo scenario di crescita al rallentatore si affianca una dinamica inflattiva preoccupante: se l’indice armonizzato generale dei prezzi al consumo (IPCA) di settembre registra un incremento tendenziale dell’1,8% preliminare, l’inflazione di fondo al netto di energetici e alimentari accelera bruscamente al 4,1% rispetto al 3,2% di agosto, spinta a monte da un indice dei prezzi alla produzione (PPI) salito del 13,5% ad agosto, alimentando un clima di incertezza in cui il giudizio sulle condizioni per investire ristagna ampiamente in territorio negativo sia nell’industria sia nei servizi. Sul versante bancario, pur con tassi sui nuovi prestiti alle imprese scesi rispetto ai picchi passati e attestati attorno al 3,5-3,8%, le indagini di vigilanza registrano il permanere di condizioni restrittive nell’accesso al credito, le quali penalizzano soprattutto le realtà produttive di minori dimensioni fino a 49 addetti, mentre gli obiettivi programmatici di finanza pubblica per il 2026 fissano il disavanzo al 2,9% del PIL e il debito pubblico lordo al 138,1%. Su queste evidenze interviene il presidente nazionale di Assoesercenti, Salvo Politino, il quale commenta che «i numeri diffusi da Palazzo Koch confermano quanto denunciamo quotidianamente: il Paese è bloccato e una crescita dello zero virgola due per cento non consente alle attività del commercio, del turismo e dei servizi di respirare, lasciando la domanda interna in perenne affanno». Politino aggiunge che «la fiammata dell’inflazione di fondo oltre il 4% agisce come una tassa occulta che deprime ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie e fa lievitare i costi gestionali delle nostre piccole imprese, costrette a erodere i propri margini per non scaricare i rincari sui clienti finali», rimarcando come «il persistere di ostacoli nell’accesso al credito per le PMI e le aziende sotto i cinquanta dipendenti rischi di strangolare il tessuto più vitale dell’economia reale; serve perciò una manovra economica coraggiosa che concentri le risorse sul taglio del cuneo fiscale per ridare ossigeno ai consumi, potenzi i fondi di garanzia per facilitare la liquidità delle micro-imprese e introduca incentivi dedicati per sostenere chi ogni giorno tiene accese le vetrine delle nostre città».
Elaborazioni Centro Studi Assoesercenti su dati della Banca d’Italia («L’economia italiana in breve», Dipartimento di Economia e statistica) e Istat.