
La produzione industriale italiana registra una pesante battuta d’arresto, come certificato dalle stime dell’Istat relative ad agosto 2026, mese in cui l’indice destagionalizzato segna una diminuzione congiunturale dell’1,3% rispetto a luglio e una contrazione dell’1,1% nella media del trimestre giugno-agosto rispetto ai tre mesi precedenti. A fotografare la debolezza del tessuto produttivo è la dinamica dei comparti: ad agosto l’unico incremento mensile riguarda l’energia (+2,8%), a fronte di flessioni generalizzate per i beni intermedi (-1,8%), i beni di consumo (-1,2%) e i beni strumentali (-0,9%), delineando un quadro in cui la produzione corretta per i giorni lavorativi resta invariata su base annua (0,0%) ma nasconde un profondo squilibrio interno. Nel confronto tendenziale con agosto 2025, infatti, la tenuta statistica è retta quasi esclusivamente dal balzo dell’energia (+11,5%) e dal modesto incremento dei beni strumentali (+0,7%), mentre precipitano i beni intermedi (-4,0%) e soprattutto i beni di consumo (-4,4%), zavorrati da veri e propri crolli nei comparti trainanti del Made in Italy come industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-14,0%), fabbricazione di prodotti chimici (-11,4%) e computer, elettronica e apparecchiature ottiche (-9,9%), a fronte dei soli incrementi nella fornitura di elettricità e gas (+14,5%), nelle altre manifatture e installazioni (+2,0%) e nei mezzi di trasporto (+1,0%). Su questo scenario interviene con forte preoccupazione il presidente nazionale di Assoesercenti, Salvo Politino, sottolineando che «il crollo a doppia cifra del 14% nel tessile e abbigliamento e la caduta di oltre il 4% nei beni di consumo sono il sintomo evidente di un corto circuito che dalla fabbrica si trasmette direttamente alle vetrine dei negozi e ai punti vendita di prossimità». Politino evidenzia come «le famiglie, schiacciate dai costi incomprimibili delle bollette e da un potere d’acquisto eroso, abbiano tagliato drasticamente le spese per la persona e per la casa, costringendo le nostre attività commerciali a fronteggiare una domanda interna asfittica e magazzini pieni di merce invenduta, mentre l’unico dato in forte espansione rimane quello energetico, a riprova di costi operativi insostenibili che continuano a zavorrare l’intera filiera», ribadendo con fermezza che «non possiamo assistere inermi alla desertificazione delle attività di vicinato e alla crisi delle eccellenze manifatturiere: il Governo deve varare con urgenza una manovra economica coraggiosa incentrata su incentivi diretti per le micro-imprese, un taglio incisivo del cuneo fiscale per ridare ossigeno ai redditi reali e un piano straordinario di defiscalizzazione dei consumi capace di rimettere in moto la spesa delle famiglie».
Elaborazioni Centro Studi Assoesercenti su dati Istat («Produzione industriale – Agosto 2026»).