


Il Governo definisce le priorità per la prossima Legge di Bilancio, subordinando i nuovi interventi all’aggiornamento dei conti pubblici. Sul tavolo l’estensione dell’IRPEF al 33% fino a 60.000 euro, nuove agevolazioni per gli stipendi dei giovani, la soglia dei Forfettari a 100.000 euro e l’uscita pensionistica a 64 anni.
Il Ministero dell’Economia ha tracciato le direttrici principali per la stesura della Manovra 2027, avviando il confronto sulle misure fiscali e previdenziali richieste dalle forze di maggioranza. Sebbene il quadro degli interventi già delineati dalla legislazione vigente imponga tagli fisiologici ad alcune agevolazioni, l’Esecutivo punta ad ampliare gli sgravi per il ceto medio e i lavoratori. L’entità delle risorse effettivamente disponibili sarà tuttavia quantificabile solo a seguito delle prossime rilevazioni ISTAT sullo stato di salute della finanza pubblica.
Le coperture per finanziare la Manovra 2027 dipenderanno dai nuovi equilibri macroeconomici. Attualmente, il Documento di Finanza Pubblica stima un deficit per il 2026 pari al 2,9% del PIL, un valore che, secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), potrebbe consentire all’Italia di uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, pur a fronte di un debito/PIL atteso al 138,6%.
Il Ministro dell’Economia ha recentemente segnalato prospettive incoraggianti, con una crescita del PIL per il 2026 già acquisita allo 0,8% (rispetto allo 0,6% precedentemente stimato) e potenzialmente proiettata verso l’1%. Uno snodo cruciale sarà il 22 settembre 2026, data in cui l’ISTAT pubblicherà l’aggiornamento dei conti economici nazionali, definendo con esattezza i margini di spesa reali a disposizione del Governo nel rispetto dei rigidi vincoli comunitari.
Il fulcro della riforma fiscale è l’allargamento del secondo scaglione IRPEF (aliquota al 33%). L’obiettivo è estenderne l’applicazione anche ai redditi compresi tra i 50.000 e i 60.000 euro, attualmente tassati al 43%. Questa operazione garantirebbe un risparmio fiscale aggiuntivo di 100 euro per ogni 1.000 euro di imponibile in quella fascia, garantendo un beneficio massimo di 1.000 euro annui per i redditi pari o superiori a 60.000 euro. Parallelamente, si discute la proposta di limare la prima aliquota dal 23% al 22%.
Sul fronte del lavoro dipendente, il Governo intende prorogare per il 2027 l’imposta sostitutiva al 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali (attualmente in vigore solo per gli incrementi del 2026). A questo si aggiunge una nuova ipotesi di “flat tax” mirata ai giovani lavoratori (under 30): un’agevolazione fiscale sugli scatti retributivi subordinata all’effettiva disponibilità delle imprese ad alzare le buste paga, che permetterebbe di detassare gli aumenti anche per i giovani che superano l’attuale tetto di reddito di 33.000 euro.
Per i lavoratori autonomi, la Lega preme per innalzare il tetto del regime forfettario dagli attuali 85.000 a 100.000 euro. Questa modifica si scontra tuttavia con le direttive europee (Direttiva UE 2020/285), che fissano a 85.000 euro il limite massimo per l’esonero dall’IVA. Un’estensione integrale richiederebbe un complesso negoziato in sede comunitaria. Senza interventi normativi, nel 2027 scatterà inoltre il ripristino del limite di 30.000 euro (attualmente elevato a 35.000 euro) per i redditi da lavoro dipendente compatibili con il regime agevolato.
Nel comparto immobiliare commerciale, è allo studio l’introduzione di una cedolare secca strutturale al 21% per gli affitti di immobili a uso non abitativo (categoria C/1), attualmente assoggettati a regime ordinario per le nuove stipule.
Il quadro previdenziale per il 2027 è già tracciato dalla normativa vigente: scatterà un incremento automatico di un mese per i requisiti anagrafici e contributivi. La pensione di vecchiaia si otterrà a 67 anni e 1 mese, mentre per l’anticipata ordinaria serviranno 42 anni e 11 mesi (un anno in meno per le donne).
Di fronte a questi automatismi, il dibattito politico esplora nuove vie di flessibilità, come il collocamento a riposo a 64 anni per i lavoratori del sistema misto. Tale opzione comporterebbe però un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno (con una decurtazione stimata dai sindacati intorno al 10,6%), al fine di garantire la sostenibilità del sistema nel lungo termine.
Sempre dalla maggioranza (Lega), emerge la richiesta di istituire un prelievo straordinario del 5% sugli utili delle prime dieci banche italiane per un triennio, da destinare a coperture sociali. Forza Italia rilancia invece su sgravi fiscali per le tredicesime, riduzioni del bollo auto e agevolazioni per le spese sanitarie.
Molti incentivi subiranno modifiche strutturali già fissate dalla legislazione in corso: