

Dal 21 settembre si apre la finestra per richiedere voucher e contributi a fondo perduto. Stanziati 7,5 milioni di euro per supportare le aziende nel percorso di validazione delle politiche di welfare aziendale secondo la nuova prassi UNI.
Le aziende che mirano a migliorare il benessere organizzativo possono ora accedere a un nuovo pacchetto di agevolazioni economiche. È ufficialmente attiva la misura che finanzia l’ottenimento della certificazione per l’equilibrio tra vita professionale e privata. Il bando mette sul piatto un plafond complessivo di 7,5 milioni di euro, di cui il 60% è espressamente riservato alle micro, piccole e medie imprese, fornendo risorse concrete per abbattere i costi burocratici e consulenziali.
Investire in strategie che favoriscono l’armonia tra la sfera personale, familiare e quella lavorativa rappresenta oggi un volano di sviluppo fondamentale, capace di generare vantaggi concreti sia per il personale dipendente sia per l’azienda stessa. Grazie alle recenti disposizioni normative introdotte dall’ultimo Decreto Lavoro, l’implementazione di piani di welfare strutturati, l’offerta di servizi dedicati e il supporto attivo alla genitorialità creano le condizioni ottimali per beneficiare di consistenti sgravi sui contributi previdenziali.
Il traguardo per sbloccare queste agevolazioni è l’acquisizione della nuova certificazione regolamentata dalla Prassi UNI/PdR 192:2026. Per sostenere questo percorso, le risorse finanziarie (pari a 7,5 milioni di euro complessivi) sono state ripartite in due filoni principali: 3,25 milioni di euro sono destinati a finanziare i servizi di assistenza tecnica e accompagnamento tramite voucher, mentre i restanti 4,25 milioni di euro serviranno a coprire direttamente i costi dei servizi di certificazione veri e propri.
Per affiancare le realtà aziendali nella convalida del proprio sistema di gestione della conciliazione vita-lavoro, il bando prevede due strumenti di supporto complementari.
Il primo consiste nell’erogazione di voucher per l’attività di tutoraggio e supporto tecnico-gestionale. Questo servizio deve essere prestato da esperti iscritti negli appositi elenchi ufficiali autorizzati, per un periodo massimo di sei giornate lavorative complete, corrispondenti a un valore economico di 2.459,01 euro (IVA esclusa).
Il secondo intervento copre integralmente le spese sostenute per i servizi di certificazione, calcolate in base al numero di addetti e alle giornate di audit necessarie. L’importo, che può raggiungere un tetto massimo di 12.000 euro, viene liquidato direttamente agli Organismi di Certificazione abilitati che gestiscono la pratica. Questa voce di spesa include tutte le fasi dell’iter: l’esame iniziale della domanda, la verifica documentale, l’audit in sede con l’osservazione diretta delle dinamiche aziendali e, infine, il rilascio del certificato. È inoltre previsto un incentivo addizionale di 450 euro per le aziende che possiedono già la certificazione per la Parità di Genere (UNI PdR 125:2022) o il marchio “Family Audit”, destinato a coprire specificamente le spese di sorveglianza e mantenimento di tali standard durante il periodo agevolato.
Il canale telematico per la trasmissione delle istanze si è aperto ufficialmente alle ore 10:00 del 21 settembre. Le aziende avranno tempo fino alle ore 16:00 del 31 marzo 2027 per completare la procedura, fermo restando che lo sportello potrebbe chiudere anticipatamente in caso di esaurimento della dotazione finanziaria.
L’iter burocratico prevede un passaggio preliminare obbligatorio: le imprese devono effettuare un pre-screening compilando un apposito test di autovalutazione online. Solo dopo aver verificato il raggiungimento del punteggio minimo richiesto sarà possibile formalizzare la richiesta di contributo tramite la piattaforma informatica dedicata (ReStart). Le istanze inviate saranno valutate a sportello, seguendo il rigoroso ordine cronologico di ricezione telematica (data e ora di invio). Una volta ammesse ai fondi, le organizzazioni avranno l’obbligo di concludere l’iter e ottenere formalmente la certificazione entro la scadenza del 30 giugno 2027, a meno che non intervengano eventuali proroghe ufficiali.
Per poter beneficiare del sostegno economico, i soggetti richiedenti devono soddisfare una serie di parametri precisi. È richiesta la presenza in organico di almeno un lavoratore regolarmente assunto e il possesso di una partita IVA attiva, con sede legale, sede operativa o domicilio fiscale situati sul territorio italiano.
Sotto il profilo amministrativo, l’impresa deve godere del pieno e libero esercizio dei propri diritti, non trovarsi in stato di liquidazione volontaria né essere sottoposta a procedure concorsuali. È imprescindibile la regolarità contributiva e previdenziale, che deve essere regolarmente attestata tramite il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC). A questo si aggiunge l’obbligo di conformità alle norme sulle assunzioni obbligatorie e sul collocamento mirato delle categorie protette (ove la normativa lo richieda), nonché l’avvenuta trasmissione del Rapporto periodico sulla situazione del personale maschile e femminile per le aziende soggette a tale adempimento.
Infine, al momento della domanda, l’impresa dovrà obbligatoriamente allegare il preventivo redatto da un Organismo di Certificazione, contenente il dettaglio della durata dell’audit, la tariffa giornaliera (comprensiva di spese di trasferta, attivazione pratica ed emissione del certificato) e tutte le condizioni essenziali per l’erogazione del contributo.