

I dati Istat su occupati e disoccupati relativi a novembre 2025 delineano un quadro complesso del mercato del lavoro. Su base mensile si registra una lieve flessione degli occupati (-0,1%, pari a -34mila unità) e delle persone in cerca di lavoro (-2,0%, -30mila unità), accompagnata da un aumento significativo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+72mila unità).
La riduzione dell’occupazione interessa soprattutto donne, giovani, lavoratori a termine e autonomi, mentre risultano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti. Il tasso di occupazione scende al 62,6%, quello di disoccupazione al 5,7% e quello giovanile al 18,8%. In crescita, invece, il tasso di inattività, che raggiunge il 33,5%, evidenziando una quota crescente di popolazione che si allontana dal mercato del lavoro.
Su base trimestrale (settembre–novembre 2025) il numero di occupati risulta in aumento, mentre il confronto annuo conferma una crescita dell’occupazione (+179mila unità), trainata in particolare dal lavoro dipendente a tempo indeterminato. Un segnale positivo che tuttavia non compensa le fragilità strutturali che continuano a colpire alcune categorie e settori chiave dell’economia.
“I dati Istat di novembre – commenta il Presidente di Assoesercenti Salvo Politino – restituiscono un mercato del lavoro che cresce su base annua, ma che mostra segnali di affaticamento nel breve periodo. L’aumento degli inattivi, unito al calo degli occupati tra giovani, donne, lavoratori a termine e autonomi, è un elemento che richiede risposte immediate e mirate.”
“Il commercio e i servizi, che assorbono una quota rilevante di occupazione, stanno pagando il peso dell’incertezza economica, dell’aumento dei costi e di una domanda interna ancora debole. In questo contesto, il Governo nazionale è chiamato a intervenire con misure concrete per sostenere lavoro e imprese.”
“È necessario puntare su incentivi strutturali all’occupazione stabile, riducendo in modo permanente il costo del lavoro per le piccole e medie imprese; rafforzare le politiche attive, collegando formazione e fabbisogni reali delle imprese; sostenere l’autoimpiego e il lavoro autonomo, oggi tra i più penalizzati; e introdurre misure specifiche per favorire l’ingresso e la permanenza di giovani e donne nel mercato del lavoro.”
“Senza un’azione decisa su questi fronti, il rischio è quello di una crescita fragile, incapace di tradursi in lavoro di qualità e in uno sviluppo equilibrato dei territori.”