

Secondo la recente Nota sull’andamento dell’economia italiana diffusa da ISTAT relativa ai mesi di marzo-aprile 2026, il quadro economico nazionale continua a mostrare segnali contrastanti: da un lato una lieve crescita del PIL italiano (+0,2% nel primo trimestre 2026), dall’altro persistono forti elementi di fragilità legati all’instabilità internazionale, al caro energia e alla debolezza della domanda interna.
L’analisi evidenzia come il contesto economico globale sia fortemente condizionato dal conflitto in Medio Oriente, che sta producendo effetti rilevanti sui mercati energetici e sulle materie prime, alimentando nuove pressioni inflazionistiche. Ad aprile 2026, infatti, l’inflazione italiana misurata dall’IPCA è salita al 2,9% su base annua, in forte accelerazione rispetto al mese precedente.
Sul fronte produttivo, la produzione industriale ha registrato un moderato recupero nel mese di marzo (+0,7%), ma nel complesso del trimestre permane una lieve flessione (-0,2%). Anche il mercato del lavoro presenta segnali di rallentamento, con una lieve diminuzione degli occupati a marzo, soprattutto tra donne, giovani e lavoratori autonomi.
Particolare attenzione viene dedicata dall’ISTAT al tema del drenaggio fiscale (fiscal drag). Secondo le stime elaborate dall’Istituto, le riforme fiscali introdotte tra il 2021 e il 2026 hanno compensato gli effetti negativi dell’inflazione sui redditi, garantendo un beneficio medio di circa 40 euro per contribuente, soprattutto a favore delle fasce medio-basse e dei lavoratori dipendenti.
“Il quadro economico che emerge dai dati ISTAT – dichiara i Presidente di Assoesercenti Salvo Politino – conferma una situazione di forte prudenza per imprese, lavoratori autonomi e famiglie. La lieve crescita del PIL non basta ancora a rassicurare il tessuto produttivo, soprattutto nel commercio, nei servizi e nelle microimprese che continuano a subire gli effetti dell’aumento dei costi energetici, dell’inflazione e della riduzione del potere d’acquisto”.
“Occorre – prosegue Politino – rafforzare le politiche di sostegno ai consumi interni, ridurre il peso fiscale sulle attività economiche e garantire maggiore stabilità alle imprese. In Sicilia, in particolare, è necessario accelerare gli investimenti, sostenere l’occupazione giovanile e creare condizioni favorevoli alla competitività delle piccole e medie imprese”.