


L’Istituto Nazionale di Statistica ha diffuso i dati relativi alle vendite al dettaglio per il mese di maggio 2026. I numeri descrivono un panorama in moderata e costante ripresa, che tuttavia invita a una riflessione più profonda sulle abitudini di consumo degli italiani e sulle dinamiche distributive. Ad analizzare il quadro è Salvatore Politino, Presidente di Assoesercenti, che sottolinea l’importanza di leggere i dati per accompagnare il commercio tradizionale in una fase di profondo mutamento.
Secondo le rilevazioni dell’Istat, a maggio 2026 le vendite al dettaglio hanno registrato un lieve aumento congiunturale rispetto al mese di aprile. Un trend positivo che si riflette anche sulle misurazioni trimestrali e tendenziali, confermando una generale tenuta del mercato. Tuttavia, l’analisi delle diverse componenti rivela dinamiche complesse che richiedono attenzione da parte delle istituzioni e delle associazioni di categoria, soprattutto per quanto concerne il futuro della piccola distribuzione.
I dati ufficiali rilasciati dall’Istituto tratteggiano un quadro di lieve espansione. Nello specifico, per il mese di maggio 2026, si sono registrate le seguenti variazioni:
«I dati Istat di maggio ci offrono un quadro complessivamente rassicurante, confermando una tenuta dei consumi», osserva Salvatore Politino, Presidente di Assoesercenti. «Tuttavia, non possiamo ignorare una dinamica specifica che riguarda i beni di prima necessità. Su base tendenziale, i beni alimentari mostrano una crescita in valore del +2,0%, a fronte però di una flessione in volume dello -0,4%. Questo scostamento, seppur contenuto, ci suggerisce che l’effetto dell’inflazione non è ancora del tutto riassorbito e che le famiglie italiane continuano ad adottare strategie di spesa molto attente e oculate, privilegiando il risparmio senza rinunciare ai beni essenziali».
Più dinamico appare invece il settore non alimentare, che cresce sia in valore (+2,2%) che in volume (+0,9%), trainato in particolare dagli elettrodomestici e dall’elettronica di consumo (+4,9%), mentre si registra una lieve contrazione per i generi casalinghi (-0,2%).
Il punto nevralgico dell’analisi del Presidente di Assoesercenti si concentra sull’evoluzione dei canali di distribuzione. L’Istat evidenzia come, rispetto allo scorso anno, il volume delle vendite sia in crescita esclusivamente per la grande distribuzione (+1,0%) e per il commercio online, che mette a segno un notevole +12,1%. Di contro, registrano un segno meno le vendite al di fuori dei negozi (-2,1%).
«Questi numeri non devono spaventarci, ma aiutarci a comprendere la transizione in atto», spiega Politino. «Il balzo a doppia cifra dell’e-commerce ci conferma che la digitalizzazione delle abitudini di acquisto è ormai un dato strutturale. Il commercio di vicinato e i piccoli negozi non sono destinati a scomparire, ma si trovano di fronte alla necessità di reinventarsi. Non si tratta di una competizione ‘noi contro loro’, ma di capire come integrare il servizio e il calore del negozio fisico con le opportunità offerte dal web».
Nelle sue conclusioni, Politino invita a una riflessione sul ruolo sociale del commercio di prossimità, proponendo soluzioni costruttive per tutelare l’equilibrio delle città.
«Il negozio di quartiere continua a rappresentare un valore aggiunto inestimabile in termini di vivibilità, relazioni sociali e sicurezza dei nostri centri urbani. La sfida di oggi è fare in modo che la piccola distribuzione possa partecipare attivamente a questa ripresa che l’Istat inizia a certificare», conclude il Presidente di Assoesercenti. «Chiediamo alle istituzioni di avviare un dialogo sereno e costruttivo per mettere in campo strumenti di accompagnamento alla transizione digitale per le micro e piccole imprese. Serve una fiscalità equa che garantisca le stesse regole del gioco per tutti gli operatori del mercato e incentivi per quei commercianti che investono nell’innovazione. Solo supportando il commercio diffuso potremo garantire uno sviluppo economico che sia realmente inclusivo e sostenibile per i nostri territori».