

Con la pubblicazione del Decreto Direttoriale, il credito d’imposta per il caro-gasolio entra nella fase operativa: si apre la piattaforma dell’Agenzia delle Dogane per la presentazione delle domande, che permettono di coprire fino al 70% della maggiore spesa sostenuta nei sei mesi compresi tra marzo ad agosto 2026, entro il limite complessivo di 386,2 milioni di euro.
Il provvedimento, tuttavia, conferma un meccanismo di calcolo che rischia di penalizzare le imprese più strutturate, ossia quelle che, grazie a investimenti organizzativi mirati, riescono a spuntare condizioni di fornitura più vantaggiose. Il sistema a confronto, infatti, valuta il prezzo pagato da ciascuna azienda rispetto alla media nazionale di febbraio 2026, tralasciando i punti di partenza individuali: a parità di rincaro registrato in centesimi al litro, chi beneficiava inizialmente di un prezzo inferiore a causa di accordi commerciali più favorevoli rischia di vedersi riconosciuto un credito ridotto.
Una criticità sollevata in precedenza anche presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Pur avendo ammesso l’esistenza dell’effetto distorsivo, il Ministero ha evidenziato come l’attuale quadro normativo non permetta l’adozione di correttivi per via amministrativa.
L’obiettivo non è quello di favorire le grandi realtà imprenditoriali, quanto evitare che una maggiore efficienza nell’approvvigionamento si trasformi, per via di un parametro di calcolo, in uno svantaggio. Le aziende più organizzate rappresentano spesso un punto di riferimento per l’intero comparto, dimostrandosi in grado di competere e di guidare il confronto con i grandi operatori stranieri. Di conseguenza, è essenziale sostenere queste realtà e non penalizzarle nel momento in cui mostrano di saper gestire con efficacia i propri costi, monitorando con attenzione l’impatto di questo criterio affinché non si traduca in un precedente negativo per i futuri interventi a supporto del settore.