
Il mercato del credito in Italia mostra segnali di forte cautela e un calo della domanda per investimenti, come certificato dallo studio di Banca d’Italia, dal quale emerge, secondo l’analisi del centro studi di Assoesercenti, nel terzo trimestre 2026, un lieve allentamento dei criteri di offerta sui prestiti alle imprese spinto unicamente dalla concorrenza tra istituti, mentre per le famiglie le condizioni restano stabili sui mutui ma registrano un ulteriore irrigidimento per il credito al consumo a causa della minore tolleranza al rischio degli intermediari. Il quadro complessivo evidenzia una flessione della domanda di finanziamenti da parte delle imprese, determinata soprattutto dal rallentamento della spesa per investimenti fissi e dal maggior ricorso all’autofinanziamento, con le richieste di credito sostenute quasi esclusivamente dalla necessità di finanziare scorte, capitale circolante e rinegoziazione dei debiti pregressi. Al contempo, la domanda delle famiglie è rimasta ferma sia per l’acquisto di abitazioni sia per le spese di consumo, in un contesto in cui gli istituti segnalano un peggioramento delle condizioni di raccolta legato al rialzo dei tassi di interesse e preannunciano per il quarto trimestre un nuovo irrigidimento dei criteri di offerta sia verso le imprese sia sui mutui, oltre a una nuova stretta sul credito al consumo. Su questo scenario interviene con preoccupazione il presidente di Assoesercenti Salvo Politino, il quale sottolinea con chiarezza che «questi dati certificano una pericolosa paralisi degli investimenti produttivi, con le imprese che preferiscono attingere alle proprie risorse residue o limitarsi a coprire le scorte e il debito pregresso piuttosto che accendere nuovi finanziamenti per crescere e ammodernarsi». Politino evidenzia come «l’inasprimento costante sul credito al consumo e la prospettiva di una nuova stretta creditizia a fine anno rischino di assestare un colpo durissimo alla tenuta del commercio al dettaglio e delle micro e piccole imprese, già penalizzate da costi operativi elevati e da una clientela che fatica ad accedere a prestiti personali per sostenere gli acquisti», concludendo con l’appello affinché «il Governo intervenga tempestivamente rifinanziando e potenziando il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, introducendo contributi in conto interessi per abbattere il costo del denaro sui prestiti aziendali e promuovendo accordi con il sistema bancario per evitare che la stretta sui criteri di concessione soffochi la liquidità indispensabile all’economia reale dei territori».