

Manovra 2027: i cantieri del Governo tra IRPEF, pensioni e agevolazioni
L’Esecutivo delinea le linee guida per la prossima Legge di Bilancio: al vaglio interventi su IRPEF, sistema pensionistico, settore bancario e modifiche rilevanti per le famiglie e il tessuto produttivo.
Il Governo ha dato il via ai lavori preparatori per la Manovra 2027 partendo da un chiaro obiettivo fiscale tracciato dal Ministero dell’Economia: l’ampliamento dello scaglione IRPEF al 33% per i redditi fino a 60.000 euro. La Presidente del Consiglio ha inoltre palesato la volontà di confermare la detassazione per gli incrementi retributivi legati ai rinnovi dei contratti collettivi. Sul fronte previdenziale e bancario, il dibattito si anima attorno alle istanze delle forze di maggioranza, mentre per quanto concerne le regole sui bonus in vigore dal 2027, numerose direttive risultano già incardinate nell’attuale ordinamento legislativo.
I fondi a disposizione per la stesura della Legge di Bilancio 2027 attendono ancora una quantificazione esatta, che sarà determinata dall’imminente aggiornamento dei parametri di finanza pubblica. L’attuale Documento di Finanza Pubblica stima per l’anno in corso un indebitamento netto pari al 2,9% del PIL; una soglia che, stando alle valutazioni dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, getterebbe le basi per affrancare l’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo a partire dal 2027. L’UPB evidenzia, contestualmente, la necessità di contenere la crescita della spesa netta, in un panorama che proietta il rapporto debito/PIL al 138,6% per il 2026.
Una data cruciale è fissata al 22 settembre, giorno in cui l’ISTAT renderà noto il nuovo aggiornamento relativo ai conti economici nazionali. Stando al precedente consuntivo, diffuso lo scorso 2 marzo 2026, il deficit delle Amministrazioni pubbliche per il 2025 era stato calcolato al 3,1% del Prodotto Interno Lordo. Le reali disponibilità per l’implementazione di nuovi interventi saranno pertanto vincolate all’esito di questi dati aggiornati e alle conseguenti determinazioni programmatiche dell’Esecutivo.
Sul fronte dei bilanci statali, in vista della Manovra 2027, la ritrovata stabilità dei saldi garantisce margini di manovra più ampi rispetto al passato, ai quali si affiancano tuttavia rigidi vincoli finanziari che imporranno una rigorosa cernita delle misure da adottare e un’attenta individuazione delle coperture.
L’intervento fiscale dai contorni più nitidi riguarda l’estensione dell’aliquota IRPEF del 33% fino al tetto dei 60.000 euro, misura promossa dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Attualmente, a partire dal 2026, lo scaglione del 33% si applica già alla porzione di reddito compresa tra i 28.000 e i 50.000 euro; la riforma andrebbe a inglobare nella medesima fascia anche i successivi 10.000 euro, oggi assoggettati all’aliquota massima del 43%.
Il beneficio fiscale potenziale si tradurrebbe in un risparmio aggiuntivo di 100 euro per ogni 1.000 euro di reddito imponibile collocato nella fascia tra i 50.000 e i 60.000 euro, toccando un picco di 1.000 euro annui per i redditi uguali o superiori a 60.000 euro. Tale stima si basa unicamente sul differenziale tra le due aliquote e necessiterà di essere armonizzata con i potenziali correttivi sulle detrazioni e sui redditi più alti che verranno inclusi nel testo definitivo.
| Reddito imponibile | Risparmio IRPEF teorico |
|---|---|
| 50.000 euro | 0 euro |
| 52.000 euro | 200 euro |
| 55.000 euro | 500 euro |
| 58.000 euro | 800 euro |
| 60.000 euro o più | 1.000 euro |
Al fine di ponderare l’impatto della misura rispetto alla normativa in vigore, è sufficiente calcolare l’imposta applicando gli attuali scaglioni IRPEF al proprio reddito imponibile, ottenendo così un termine di paragone per valutare l’imposizione prima del possibile allargamento della fascia al 33%.
È intenzione del Governo rinnovare per tutto il 2027 l’applicazione dell’imposta agevolata al 5% sugli incrementi salariali derivanti dai rinnovi dei contratti. Allo stato attuale, l’articolo 1, comma 7 della Legge n. 199/2025 garantisce questa imposta sostitutiva sugli aumenti erogati nel 2026, frutto di accordi siglati nel triennio 2024-2026, a favore dei dipendenti del settore privato che rientrano nei limiti reddituali stabiliti.
Per estendere tale meccanismo, si renderà indispensabile l’inserimento di un’apposita disposizione normativa per il 2027. Tale agevolazione va tenuta distinta dalla disciplina operante sui premi di produttività: l’articolo 1, comma 9 della medesima L. 199/2025 ha infatti già ridotto all’1% il prelievo sostitutivo sui premi di risultato per il biennio 2026-2027, innalzando contemporaneamente a 5.000 euro la soglia massima agevolabile.
Le regole di accesso al pensionamento per il 2027 risultano già codificate e comportano uno slittamento in avanti di un mese, mentre l’adeguamento totale di tre mesi si compirà nel 2028. Come specificato dalla Circolare INPS n. 28/2026 del 16 marzo, a partire dal 1° gennaio 2027 il requisito per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e 1 mese, mentre l’anticipata ordinaria richiederà 42 anni e 11 mesi di contribuzione per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.
La Lega preme per una revisione di questi adeguamenti, proponendo meccanismi di uscita più elastici, come il collocamento a riposo a 64 anni e l’istituzione di una rinnovata Quota 41. Tali soluzioni appartengono al dibattito politico e, per produrre effetti concreti sui lavoratori, necessitano di una specifica traduzione legislativa. Fino ad allora, i requisiti pensionistici già varati per il 2027 e il 2028 restano i parametri di riferimento per la programmazione delle uscite.
L’istanza relativa a un contributo straordinario a carico del comparto bancario non rappresenta, ad oggi, un provvedimento ufficiale definito dal Governo. È stata avanzata la proposta di un prelievo annuo del 5% gravante sugli utili dei dieci principali istituti di credito italiani, da applicare per un triennio, con lo scopo di convogliare le risorse verso misure previdenziali e sociali.
Affinché questa ipotesi confluisca nel testo della Legge di Bilancio 2027, sarà imprescindibile perimetrare con esattezza la base di calcolo, la platea dei soggetti coinvolti, l’orizzonte temporale e la destinazione del gettito. Inoltre, la validità della proposta dovrà essere soppesata nel quadro delle ulteriori rivendicazioni della maggioranza e delle effettive coperture di bilancio disponibili.
Altre richieste si focalizzano su un ulteriore alleggerimento della pressione fiscale per le fasce di reddito intermedie, supportando l’estensione dello scaglione IRPEF al 33% per i redditi fino a 60.000 euro e avanzando l’idea di una detassazione specifica per le tredicesime, affiancata a revisioni normative sul bollo auto e sulle spese sanitarie.
Si tratta, in questo caso, di proposte politiche che richiedono un impianto normativo e adeguate risorse a copertura. Il loro effettivo inserimento all’interno della Manovra dipenderà dagli equilibri nella maggioranza e dalla necessaria selezione delle priorità, che farà da preludio alla stesura del Disegno di Legge di Bilancio.
Il cantiere della Manovra 2027 si apre su un panorama estremamente eterogeneo: alcune disposizioni entreranno in vigore automaticamente per effetto di leggi già promulgate, altre rappresentano impegni governativi annunciati, e altre ancora si configurano come pure richieste politiche. Categorizzare questi interventi è essenziale per scindere le dinamiche già programmabili da quelle vincolate alla stesura della prossima Legge di Bilancio.
| Misura | Stato |
|---|---|
| IRPEF al 33% fino a 60.000 euro | Traguardo programmatico dell’Esecutivo appoggiato dalla coalizione; necessita di una norma e delle relative coperture. |
| Detassazione al 5% degli aumenti CCNL | Proroga per il 2027 palesata dal Governo; l’attuale disciplina regola gli incrementi corrisposti nel 2026. |
| Aumento dei requisiti pensionistici | Intervento già codificato per il 2027, con un innalzamento di un mese sancito dalla Circolare INPS n. 28/2026. |
| Uscita a 64 anni e Quota 41 | Ipotesi oggetto del dibattito parlamentare; requisiti e platea impongono un nuovo iter legislativo. |
| Contributo del 5% sugli utili bancari | Iniziativa politica da vagliare in seno alla maggioranza e da formalizzare tramite disposizione normativa. |
| Bonus Ristrutturazioni al 36% o al 30% | Percentuali di detrazione già confermate dall’ordinamento vigente per le spese che si sosterranno nel 2027. |
| Bonus Mobili al 50% | La regolamentazione odierna copre gli esborsi fino al 31 dicembre 2026; per includere il 2027 occorre una proroga formale. |
| Esonero contributivo per le madri lavoratrici | Misura posticipata al 2027 dalla Legge n. 199/2025, in attesa della necessaria disciplina applicativa per la sua messa a terra. |
Riguardo al Bonus Ristrutturazioni, la flessione delle aliquote per il 2027 è una dinamica già cristallizzata nella normativa. L’articolo 1, comma 22 della Legge n. 199/2025 stabilisce per le spese sostenute nel 2027 una detrazione base del 30%, elevata al 36% unicamente qualora gli interventi riguardino l’unità immobiliare destinata ad abitazione principale del proprietario (o del titolare di un diritto reale di godimento).
Il limite massimo di spesa agevolabile resta ancorato a 96.000 euro per singola unità immobiliare. Ipotizzando lavori per 20.000 euro sull’abitazione principale, il vantaggio fiscale teorico si contrae dai 10.000 euro (calcolati al 50% applicabile nel 2026) a 7.200 euro (in base al 36% previsto per il 2027), determinando un differenziale complessivo di 2.800 euro, ripartito sull’arco temporale delle quote annuali di detrazione.
Il Bonus Mobili ed Elettrodomestici risulta attualmente operativo in maniera esclusiva per gli acquisti perfezionati entro il 31 dicembre 2026. L’attuale quadro tracciato dall’Agenzia delle Entrate garantisce uno sgravio IRPEF del 50% su un limite di spesa pari a 5.000 euro, vincolato all’esecuzione di lavori di recupero edilizio conformi ai requisiti di legge.
Per gli acquisti che avverranno nel 2027, allo stato attuale, l’ordinamento non prevede alcun beneficio equivalente. Un’eventuale continuità della misura richiederebbe un esplicito rinnovo all’interno della futura Legge di Bilancio; in mancanza di tale intervento correttivo, il perimetro dell’agevolazione si esaurirà definitivamente con le spese sostenute nel 2026.
Per le lavoratrici madri, il 2027 rappresenterà l’anno di debutto del nuovo esonero contributivo strutturale, introdotto nella precedente Legge di Bilancio. L’articolo 1, commi 206 e 207 della Legge n. 199/2025 ha infatti modificato la disciplina pregressa (Legge n. 207/2024), differendo l’operatività del nuovo esonero dal 2026 al 2027.
Nel corso del 2026 continua a trovare applicazione il sostegno forfettario di 60 euro mensili, destinato alle lavoratrici in possesso degli specifici requisiti reddituali e familiari. Il nuovo impianto previsto per il 2027 attende ancora la promulgazione dei necessari provvedimenti attuativi per definirne i contorni; di conseguenza, l’entità del beneficio e le modalità di fruizione non sono al momento sovrapponabili al contributo in vigore per l’anno corrente.
Tra le priorità sottoposte all’attenzione dell’Esecutivo figura anche il Buono Digitale destinato a MPMI e professionisti, un progetto avanzato dalle rappresentanze imprenditoriali e professionali nel quadro del Manifesto per l’Italia Digitale. L’iniziativa ipotizza un piano triennale di incentivi mirati agli investimenti in settori chiave come software, infrastrutture cloud, intelligenza artificiale, sicurezza informatica, e-commerce, consulenza specialistica e formazione.
Le proiezioni allegate alla proposta quantificano una platea di circa 578.000 potenziali beneficiari nel corso del triennio, a fronte di un fabbisogno statale stimato in 3,951 miliardi di euro. Trattandosi di un’iniziativa che non è ancora stata validata a livello governativo, la sua effettiva operatività resta subordinata all’inclusione nella Legge di Bilancio o in strumenti normativi analoghi dotati delle necessarie risorse finanziarie.