
L’evoluzione delle monete digitali private e la loro crescente diffusione riaprono il fondamentale interrogativo sull’architettura dei sistemi di pagamento, come evidenziato dall’approfondito dall’analisi del centro studi di Assoesercenti che ha analizzato i dati della Banca d’Italia, nel quale si analizza la natura delle payment stablecoins quali passività private che aspirano ad agire come strumenti monetari promettendo la conversione alla pari (singleness of money) con la valuta sovrana al di fuori del tradizionale sistema dei conti bancari. Confrontando i principali modelli regolamentari internazionali, si delinea la netta distinzione tra l’approccio dell’Unione Europea con il regolamento MiCAR, che classifica i token legati a una valuta ufficiale come token di moneta elettronica (EMT) vincolando gli emittenti non bancari a un ancoraggio indiretto fondato su depositi bancari e attività sicure senza concedere accesso al bilancio centrale per le riserve, la disciplina degli Stati Uniti con il GENIUS Act, incentrata sulla liquidità del mercato dei Treasury e su canali di arbitraggio nel mercato secondario, e il regime del Regno Unito guidato dalla Bank of England, che per le stablecoin sistemiche prevede un ancoraggio diretto obbligatorio imponendo di detenere almeno il 30% delle attività a copertura in depositi non remunerati presso la banca centrale e fino al 70% in titoli di Stato britannici a breve termine, affiancandovi una linea di liquidità dedicata. L’analisi evidenzia con rigore le fragilità strutturali del fenomeno: se un ancoraggio indiretto espone al rischio di controparte bancaria e a corse ai riscatti (come verificatosi nel marzo 2023 durante il fallimento di Silicon Valley Bank), l’apertura diretta della banca centrale a operatori non bancari solleva complessi nodi di disintermediazione finanziaria, con il rischio concreto che cospicui deflussi di depositi lascino le banche commerciali a corto di provvista stabile, comprimendo l’offerta di credito bancario a famiglie e imprese, senza trascurare la cruciale differenza tra la solidità delle riserve (backing) e l’effettiva tempestività e certezza del rimborso alla pari (convertibility), il cui ritardo o incertezza può determinare penalizzazioni di prezzo a danno degli utilizzatori. Su questo scenario interviene con puntualità il presidente nazionale di Assoesercenti, Salvo Politino, sottolineando che « guardiamo con favore all’innovazione nei pagamenti elettronici che può accelerare le transazioni e ridurre le onerose commissioni di incasso per gli esercenti, ma non possiamo permettere che la proliferazione di monete digitali private si traduca in una pericolosa disintermediazione degli istituti bancari territoriali, finendo per sottrarre liquidità preziosa ai finanziamenti per le piccole e medie imprese». Politino rimarca inoltre che «chi gestisce un’attività commerciale, un ristorante o un’impresa di servizi ha bisogno di certezze assolute: un pagamento digitale deve valere sempre uno a uno rispetto all’euro ed essere immediatamente convertibile senza sconti, ritardi o rischi di volatilità, scongiurando il pericolo che l’economia reale rimanga ostaggio di piattaforme private o grandi gruppi tecnologici privi di adeguata vigilanza pubblica», concludendo con l’auspicio che «le autorità nazionali ed europee mantengano salda la centralità della moneta sovrana e del circuito bancario regolato, garantendo che ogni innovazione nei pagamenti poggi su presidi patrimoniali inattaccabili, regole di trasparenza chiare e tutele immediate per gli operatori commerciali, affinché la transizione digitale sostenga la competitività del commercio di vicinato e la sicurezza degli scambi senza generare nuove disuguaglianze o instabilità nel credito».