
I conti pubblici italiani continuano a viaggiare su livelli di guardia senza precedenti, come certificato dallo studio di Banca d’Italia, dal quale emerge, secondo l’analisi del centro studi di Assoesercenti, che ad agosto 2026 il debito delle Amministrazioni pubbliche si è attestato a 3.200,8 miliardi di euro (3.200.848 milioni), mantenendosi saldamente sopra la soglia psicologica dei 3.200 miliardi dopo il picco storico toccato a giugno a quota 3.208,5 miliardi ed evidenziando un pesante aggravio tendenziale di oltre 118 miliardi di euro rispetto ai 3.082,3 miliardi di agosto 2025. A condizionare la dinamica del passivo pubblico concorrono le disponibilità liquide del Tesoro pari a 59,1 miliardi di euro (a fronte delle quali il debito netto ammonta a 3.141,7 miliardi) e un fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche pari a 10,4 miliardi di euro nel solo mese di agosto (10.372 milioni), con un andamento cumulato negli ultimi dodici mesi che si spinge ormai oltre la soglia dei 120 miliardi di euro. La struttura del debito evidenzia una vita media residua pari a 7,8 anni, con una composizione dominata dai titoli a medio e lungo termine (2.546 miliardi), mentre sul fronte dei sottosettori il debito delle Amministrazioni centrali si attesta a 3.126,4 miliardi di euro e quello delle Amministrazioni locali scende a 74,4 miliardi (ripartito principalmente tra Comuni a quota 29,8 miliardi, Regioni e Province autonome a 29,5 miliardi, con il Nord Ovest a 22,0 miliardi e il Centro a 20,5 miliardi). Di particolare rilievo sono i profondi mutamenti tra i detentori del debito: per effetto della progressiva riduzione degli acquisti da parte dell’Eurosistema, la quota in portafoglio alla Banca d’Italia scende ad agosto a 525,8 miliardi di euro (in costante calo rispetto ai 574 miliardi di fine 2025 e ai 642 di fine 2024), a fronte di una crescente esposizione verso i non residenti (saliti a 1.170,9 miliardi a luglio, pari a oltre il 36,5% del totale) e verso gli altri residenti, incluse famiglie e piccoli risparmiatori, che detengono ben 472 miliardi di euro di debito pubblico. Su questo delicato scenario economico interviene il presidente di Assoesercenti Salvo Politino, il quale sottolinea con forte preoccupazione che «l’asticella del debito pubblico stabilmente ancorata a quota 3.200 miliardi di euro e un fabbisogno annuo che supera i 120 miliardi rappresentano un macigno insostenibile che grava sull’intero sistema economico e rischia di paralizzare le prospettive di sviluppo delle piccole e medie imprese». Politino evidenzia come «il costo vertiginoso per rifinanziare questa mole debitoria stia assorbendo voracemente la liquidità del mercato e i risparmi delle famiglie, sottraendo preziose risorse al credito bancario ordinario per il commercio e l’artigianato e lasciando lo Stato senza margini per ridurre la pressione fiscale che soffoca negozi e partite IVA». Il presidente di Assoesercenti conclude rimarcando che «non si può continuare a gestire la finanza pubblica con continue rincorse emergenziali che poi si traducono puntualmente in tagli lineari ai servizi territoriali o in nuove tasse mascherate per chi fa impresa; chiediamo con urgenza al Governo una rigorosa spending review sulla spesa improduttiva, accompagnata da una politica di investimenti pubblici mirati a generare vero moltiplicatore economico e da un taglio shock del cuneo fiscale e contributivo, per evitare che il peso del debito pubblico finisca per desertificare il tessuto commerciale e produttivo diffuso del nostro Paese».